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di E.G.B. scrivetemi, rispondo
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Tre pesci sotto la ceiba.
Ramòn lo becco sull'autopista sotto un sole che brucia, con la moglie e un bambino di un anno, una sporta sotto il braccio e un ventilatore nell'altro: stanno portando a casa il bambino dall'ospedale. Una brutta enterite, ma adesso è guarito. Chiacchieriamo, è simpatico, magro, biondo, un po' lacero, fa l'insegnante in una scuola secondaria. "Va bene, grazie, scendiamo qui al bivio: lei va verso Bahia Cochinos, no? Noi proseguiamo a piedi, casa nostra non è lontana." Dò un'occhiata al sole che picchia, alla strada calcinata: "Ma no, troppo caldo per il bambino. Guidami, Ramòn, ti accompagno." "Ma no, ma no, non disturbarti! Saranno quattro chilometri!" Nello specchietto vedo l'occhiata della moglie, prega che invece mi disturbi. "Quattro chilometri? Cosa vuoi che siano, in macchina. Di qua?" La strada diventa polverosa. Arriviamo alla casa, una costruzione di legno poverissima, l'orto, una grande ceiba frondosa, una vecchia Lada 124 di quelle che facevano a Togliattigrad con le catene di montaggio smesse dalla FIAT. Ma la carrozzeria è arrugginita, i sedili sono spariti e nemmeno le ruote ci sono più. Ramon insiste che scenda, mi invita a prendere un caffè, nonni e zie abbracciano il bambino. Accetto, mi siedo all'ombra della ceiba. Non hanno niente, sono veramente poveri. Ramon è un entusiasta, ama Cuba e il socialismo, adora Fidel e dice che sì, ci sono delle difficoltà ma passeranno, noi cubiani tiriamo avanti lo stesso. Gli Anni Novanta, quelli sì che sono stati duri. Arriva la mamma, intimidita, con tre pesci magri magri appena fritti, su un piatto di plastica. Ramon me li offre, li mangiamo insieme, con le mani, conditi con qualche goccia di limone staccato da un albero dell'orto e con la felicità di Ramon per l'ospite straniero, per la bella giornata , per il bambino guarito, per il trionfo immancabile della rivoluzione. Non so se ho mai mangiato dei pesci così buoni. di zonker [Enzo G. Baldoni] | 17:43
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