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di E.G.B. scrivetemi, rispondo
sempre: blog mantained by: Zol
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Come andrà a finire?
Impossibile dirlo, in questo momento. Di certo su Cuba aleggia la paura di un intervento armato degli USA, ma allo stato è impossibile dire se sia una possibilità concreta o solo l'astuta mossa di propaganda di un vecchio libertador che il tempo ha trasformato in tiranno, e che ha una paura fottuta di uscire dalla storia. Che sia lo scontro tra due paranoie? Quella del vecchio guerrigliero, che dopo aver dato tanto a Cuba dovrebbe avere la decenza di andare in pensione, e la paranoia di quell'altro, l'ex petroliere che ha deciso di imporre con la forza il suo ordine al mondo? Beffardo, il mare di Cuba spazza con le sue ondate il Malecón, forse in attesa di altre barchette di legno allo sbaraglio, di altri tentativi di fuga, di altri morti. O forse di barche più grandi, di ferro, cariche di marines. di zonker [Enzo G. Baldoni] | 17:14
| commenti (1) Ballata di sesso cubano.
Via, via dall'Avana con le sue jineteras e le sue puttane, il suo caldo soffocante e il suo casino, i suoi vicoli che puzzano di fogna e di miseria. Voglio un break dalle nere che cercano di portarti a letto e dai mulatti che ti asfissiano per strada proponendoti sigari, un taxi, un paladar o (in ottimo italiano) "Amigo, se ti piace la figa ti faccio impazzire".
Datemi un po' della Cuba incontaminata, un posto dove non ci siano turisti, dove la gente sia ancora vera e spontanea, dove nessuno ti veda come un bancomat a due gambe. Via verso la costa, verso un angolino sperduto dove c'è poco turismo e la gente è ancora semplice e non guastata dal dollaro!
Sulla vecchia Peugeot 306 che ho noleggiato, piena di graffi e ammaccature, lascio la capitale. Bei posti, bei panorami, colline coperte di canna da zucchero e di tabacco. La strada è lunga e piacevolmente lenta, si guida a un passo d'altri tempi. A Cuba si fa una media di quaranta, massimo cinquanta chilometri all'ora. La benzina scarseggia, spesso le guaguas - le corriere - non partono per mancanza di carburante. Tutti si spostano pediendo botella, cioè facendo l'autostop. Carico tutti quelli che mi ispirano e faccio diversi incontri piacevoli, a parte un paio di ragazzi che escono dalla macchina dopo essersi infilati le mie scarpe nello zaino. Ma me ne accorgo, loro si accorgono che me ne sono accorto e tornano con la coda fra le gambe dicendo: "Perdone, perdone, perdone!". E tte credo, è pieno di polizia: il primo furto sono quattro anni secchi, poi la pena aumenta.
Dopo ore e ore di viaggio, quando ormai mi sto avvicinando al mare, carico tre donne: una giovane carina di nome Nita, una Ondina anzianotta e sua sorella, Ramona, che ha l'aria di una linda maestrina quarantenne: ben vestita, occhialini d'oro, ottimo spagnolo. Si parla del più e del meno. Stanno a Guaracabuya, un paesino di pescatori a quindici chilometri dal resort di Santa Maria. Quando chiedo "Ehi, non c'è nessuno che affitti una camera o faccia da mangiare, a Guaracabuya?" mi pare d'intravvedere Ramona che lancia un'occhiata d'intesa alla giovane, ma non ci faccio troppo caso. Señor, usted es maricón? La casa della Flaca non mi va per
niente, e alla figlia non ci penso neanche di striscio (anzi,
sì, lo confesso: di striscio ci ho pensato, eccome, ma, come
si dice a Napoli, proprio non è cosa).
Al mare, al mare! La natura è un sogno, qui, chilometri e chilometri di spiagge deserte orlate di palme e mangrovie. Migliaia di granchi rossi attraversano la strada. E' la stagione degli amori, scendono dalla montagna per deporre le uova in mare. La striscia d'asfalto è un tappeto brulicante di granchi in movimento. Impossibile non schiacciarne qualcuno. I gusci fanno crick crash sotto le ruote della macchina. Avvoltoi grossi come tacchini si posano a becchettare i cadaveri, e si spostano pigramente quando arrivi. Ma il mare: Dio, il mare è una meraviglia, caldo, trasparente come ai tempi in cui fu creato il mondo. Le spiagge bianchissime, di corallo. Trovo un posto carino, c'è un gruppo di simpatici cubani chiassosi, non mi dispiace un po' di calore locale. Li saluto e mi metto un po' in disparte. Ma non esiste restare in disparte, a Cuba: entro dieci minuti mi hanno già chiesto in prestito la maschera, offerto un bicchierino di ron e coinvolto in una chiacchierata sull'Italia, su Cuba e, naturalmente, sulle chicas. Uno di loro, Juan Carlos, sui
quaranta, mascella grossa e naso rincagnato da pugile, il torace come
una botte, mi indica una ragazzina dai capelli lunghi che si tuffa.
Una silfide, magra, acerba, le tettine appena accennate, il sedere
ancora da ragazzino: "E che ne dici, questa non ti piacerebbe?
Tredici anni! La vuoi?"
Tranquílo un cazzo. Sembra che qui non pensino ad altro che a farmi scopare. E poi cos'è questa storia che sono tutti d'accordo? In che senso, vogliono mettermi in mezzo? Cosa vuole da me torace-a-botte? E questa Ramona che salta sempre fuori? Sono un po' incazzato e anche un po' preoccupato. La macchina l'avevo chiusa a chiave, controllo che non manchi niente. Saluto, mi metto al volante e me ne vado alla Stazione Meteorologica.
(segue) di zonker [Enzo G. Baldoni] | 14:01
| commenti (2) Due simpatiche puttanine. Davanti alla stazione meteorologica c'è il Ranchón: una capanna con un bar, un gazebo, sedie e tavoli di plastica e un barman simpatico, Luis. Invito per una birra il radarista e il meccanico della stazione.
Il primo, Alberto, sta al radar e avvista gli uragani. Il secondo, Pacho, si occupa dei quattro gruppi elettrogeni Skoda, (che non funzionano) e del quinto gruppo, un Iveco, l'unico che va. Fanno turni di 36 ore di guardia e 72 di riposo. Non è un brutto lavorare.
Al bar ci sono anche due ragazze, la India e la Rubia. La India ha, appunto, la faccia da India. La Rubia è biondiccia e sudaticcia, ha un cuore alato tatuato sui lombi e un pizzico di strabismo di Venere che le dà un'aria attonita e svagata.
Le ragazze sono simpatiche,
chiacchieriamo, ridiamo. Alberto, il radarista, poggia una mano sul
culo della bionda: "E allora, italiano, non ti andrebbe di divertirti
un po'? Questa chica, se vuoi, ti fa morire!" La chica mi sorride con
l'occhio destro, mentre col sinistro punta l'orizzonte.
Ma che tonto, che sono. Le tortilleras sono le lesbiche. Ovvio, Guaracabuya è un terminal di camionisti, è l'ultimo paesino sulla strada. Le due ragazze fanno servizio sociale, qui al Ranchón. Infatti faccio un giro intorno alla capanna e, da una porta aperta, intravvedo un letto matrimoniale. Chiaro: il simpatico Luis offre le 3C: Cerveza, Camarones y Chicas. Vabbè, niente di grave, molto meglio di torace-a-botte che mi offre le tredicenni. La India comincia a corteggiarmi un
po', ma con garbo. Voglio andare con lei in discoteca, stasera?
A cena ho deciso di accettare l'invito di Ramona, che per dieci dollari mi cucinerà l'aragosta. Sembra una ragazza pulita, ha un ragazzino, dovrebbe essere una cena tranquilla. (segue) di zonker [Enzo G. Baldoni] | 00:06
| commenti (1) Aragosta con contorno di chica.
"Eccoti qua! La langosta è pronta!" mi sussurra. L'aragosta sarebbe proibita, è monopolio di stato e la servono solo nei ristoranti statali, ma qui non si sta tanto a guardare il capello: questi escono con le loro balsas di assi e camere d'aria, buttano le nasse e la notte le ritirano coi crostacei dentro, incazzati neri, pronti per la pentola. Entro in casa: c'è una ragazzetta sui diciotto-vent'anni con molto sangue indio e gli occhi da volpe che mi fa un gran sorriso. E questa chi è?
"Ti presento Tití." mi fa
Ramona. Poi Tití chiama Ramona in cucina. Le sento che discutono, ma non capisco cosa si dicono. Tití esce. Rientra con un uomo (il marito di Ramona? Quello che voleva inchiappettarmi assieme a Raúl lo sdentato? O il marito di Tití, che aspetta la sua fetta di guadagno?) e se ne vanno tutti e tre a parlare in cucina a bassa voce. Io non capisco quello che si stanno dicendo, ma con torace-a-botte e i suoi amici fuori della porta, l'avviso di Raúl lo sdentato e le donne che complottano in cucina, non mi sento per niente tranquillo. Anche perché sono nel buco del culo di Cuba, in fondo a una strada che è un vicolo cieco, unico straniero in mezzo a tutti cubani. Tití rientra, accende la
televisione, Ramona ha l'aria un po' turbata, forse l'uomo le ha
fatto il mazzo perché non riesce a concludere; mi si siede
vicino, mi prende la mano: Ramona lancia un'occhiata rapida alla porta. Mi alzo, esco lentamente nella notte piena di zanzare. Tití mi fa la linguaccia. Gli uomini sono fermi nel buio, in gruppo, dall'altra parte della strada, di fronte alla casa. Tiro fuori la chiave, apro lo sportello, mi metto al volante, metto in moto. Faccio retromarcia piano. Le luci della retro illuminano gli uomini che mi guardano. Non ridono per niente. (segue) La concha in fiamme. Al Ranchon non c'è nessuno, solo Luis, che mi serve un ron con ghiaccio. "La India e la Rubia se ne sono
andate" mi fa "hanno trovato un passaggio. Ma tu non eri da Ramona?"
Arrivano due francesi: sono i miei
coinquilini alla Stazione Meteorologica. Sono carini, simpatici,
urbani. Mentre la notte tropicale passa lenta e calda chiacchieriamo
di Cuba e di viaggi, sorseggiando ron con ghiaccio.
Ma ecco un gruppetto che arriva dal paese: l'ineffabile Ramona, Tití, un paio di ragazze che non conosco, Raúl il ruffiano sdentato, un paio di altri uomini e naturalmente Juan Carlos, torace-a-botte. Uh, che palle. Siedono a un altro tavolino. Dopo
un po' la Tití e Ramona vengono a sedersi tranquillamente al
nostro. Chiediamo alle due ragazze cosa vogliono bere. Ramona un
succo di frutta, Tití un chupa-chups. Luis porta le
ordinazioni e Tití comincia a leccare il chupa chups in
maniera spudoratissima, puntando il francese. Lui - gli ho raccontato
l'accaduto - mi guarda, interrogativo e mi dice: Ramona torna alla carica:
Ma il gruppo mica molla la presa.
Dopo un po' Juan Carlos parcheggia al tavolo il suo torace a botte:
"Ragazzi" dico ai due francesi "Mi sa che è meglio se ce ne andiamo a dormire. Qui rischiamo di trovarci il padre o il fratello di una di queste troie che ci ricatta perché ci ha beccato a letto con la verginella. E già che ci siamo, parcheggiamo le macchine dentro il recinto della stazione e sotto i lampioni. Hai visto mai che abbiano voglia di vendicarsi..." Ci sganciamo con diplomazia. Offriamo un giro di rum a tutti, poi li salutiamo e gli stringiamo la mano, siete stati veramente gentili, purtroppo siamo molto molto stanchi, grazie per la bella serata. Ci danno una buonanotte un po' ingrugnita e restano lì a chiacchierare fra loro. Chissà cosa si dicono. Ramona mi lancia un'occhiata di rimprovero. --------------------------- (*) La concha è la conchiglia. di zonker [Enzo G. Baldoni] | 00:41
| commenti (1) Due nonnetti affettuosi. La mattina dopo è fresca e chiara come le più deliziose mattinate cubane, dal mare spira una brezza profumata di sale e di vele e di viaggi lontani e, cosa ancora più importante, la macchina non ha un graffio. Bene, i locali non se la sono presa. Meno male. Oggi programma sportivo: andrò allo scuba center a una quindicina di chilometri e farò un paio di immersioni, tanto per vedere un po' come sono fatti, qui, i fondali. Giusto all'uscita di Guaracabuya ci sono due simpatici vecchietti con una bambina bionda, bellissima, tutta infiocchettata nell'abito della festa. Anche loro hanno il vestito della festa. Stanno pediendo botella, facendo l'austostop. Con la carenza di trasporti pubblici che c'è qui in zona come faccio a non tirarli su? Mi ringraziano, sorridenti. "Y entonces, amigos, como le pasa?"
Escono ringraziando, timidi, gentili, tenendo per mano la deliziosa bimba bionda tutta infiocchettata. Cara nonnina. Certo che andrò da Isolina. Voglio proprio vedere come va a finire questa storia. ----------------------- (*) Es barato: Costa poco. Una bimba, di notte. Passo tutta la giornata in barca con gli altri sub. Facciamo un paio di immersioni, ci sono bei coralli, meduse e pesci di tutti i colori: la solita fauna sottomarina. Anche la fauna terrestre è la solita: italiani, spagnoli, olandesi, canadesi, un paio di americani. Si parla delle solite cose. Quella volta, in Malesia, lo squalo balena ... in Borneo i barracuda sono più grossi ... in Egitto i coralli sono più colorati... Essere a Cuba, alle Maldive, in Messico o a Sharm è indifferente, se lo vedi da un resort. Ci trovi il solito nord del mondo autoreferenziale, che parla sempre di se stesso e dei suoi capricci costosi, ignorando quello che succede un chilometro fuori dal cancello, sorvegliato da guardie private che tengono alla larga i legittimi padroni di casa - a meno che non siano sguatteri, camerieri o donne delle pulizie. Ma la civiltà occidentale - non ci
coglioniamo, per favore - ha i suoi vantaggi. Il ristorantino del
resort è buono, e per quindici dollari finalmente mangio una
cena decente, dopo l'aragosta fritta e fibrosa della sera prima.
Indugio a chiacchierare con due pisani piuttosto simpatici (lui
è un po' tristolino ma lei ha un paio di labbra sensuali, due
pere fantastiche ed è piena di vita: si vede che muore dalla
voglia di farsi l'istruttore cubano di sub, nero, atletico e
vellutato). Passo davanti all'albergo dove avevo lasciato
i vecchietti e chi ti trovo se non loro, con la bambina in braccio?
Ovvio, da qui oggi sono passate pochissime macchine, e nessuno li ha
caricati. Mi fermo: Mi si drizzano i capelli. Ma chiudo la bocca e continuo a guidare nella notte. Non voglio sapere a che tipo di festa, in un albergo a cinque stelle proibito ai cubani, i vecchietti hanno portato quella bambina bionda, tutta infiocchettata, con l'aria così sbattuta. Non ho il coraggio di investigare, e scaccio con fastidio un pensiero vagabondo che non vuole smetterla di ronzarmi tra le orecchie.
Miseria e ignoranza, ignoranza e miseria. La mattina dopo attraverso il paesino fino in
fondo. Eccola là, la casa vicino alla cisterna. Ma che casa...
poco più di una capanna.
"Uhm .. forse sì. Quanto
costerebbe?" Sulla porta si fa un sessantenne baffuto, a torso nudo. Dietro di lui fa capolino una bambina con una canottierina gialla, avrà si e no dieci anni. E' magra magra, pallida, ha l'aria triste e sciatta, ha qualcosa in comune con molte bambine violentate che ho conosciuto: l'aria poco amata, come di un'anima acciaccata e usata, la mancanza di autostima.
Fanculo. La miseria rende la gente brutta e triste. La miseria fa più male della mancanza di libertà. E poi se sei in miseria che libertà è? La miseria ti fa diventare meschino. La miseria puzza, ha l'alito cattivo, le croste in testa e non ti offre vie di scampo. E la figlia piccola di Isolina, la bambinetta bionda tutta infiocchettata che i nonni hanno accompagnato all'albergo? Che ci facevano due poveracci come loro in quell'albergo?
FINE ------------------------------- Nota La storia è spietatamente vera fino all'ultimo dettaglio. Ho cambiato i nomi degli interessati e dei luoghi: Guaracabuya è una cittadina della provincia di Santa Clara considerata il centro geografico di Cuba, equidistante da qualsiasi altro punto: è il midollo, il cuore simbolico dell'isola, un luogo dello spirito. Il nome mi piaceva, con quel suono di buio dentro, e l'ho rubato. Mi scuso per la scarsa qualità delle foto, prendetele per quel che sono: poco più che appunti fatti con una macchinetta digitale. La serie è finita e per parecchio tempo non ci sentiremo più. Grazie per avermi letto. Mi farà piacere, se volete, trovare un vostro commento, un incoraggiamento o un insulto. di zonker [Enzo G. Baldoni] | 10:39
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